27 Agosto 2008

Bellezza e tragedia

Di michilcosta

Non è detto che un giorno di sole sia un giorno solare; oggi ho passato un giorno ombroso.
Migliaia di rombanti motociclette sui passi dolomitici. Un frastuono continuo, il rumore mi spaccava la testa. Saccheggiano alle montagne e agli scalatori la tranquillità, l’armonia, il romanticismo. Grande è la desolazione: in mezzo a cotanta bellezza la tragedia in una domanda: ma perché ci facciamo rubare la nostra pace, i nostri spazi naturali?

michil costa

4 thoughts on “Bellezza e tragedia

  1. Su Bellezza e tragedia.
    Ci facciamo rubare la nostra pace perché non siamo educati più al silenzio e all’ascolto. Riempiamo le giornate, i momenti di condivisione con rumori di fondo che, spesso, sono vere e proprie cacofonie. Temiamo il silenzio così come temiamo gli spazi vuoti perché sono gli elementi che ci mettono maggiormente a contatto con noi stessi, con la nostra anima ed il nostro intimo. Celiamo dietro motori potenti e prepotenti la nostra povertà d’animo nella speranza loro possano parlare per noi e gridare al mondo chi siamo. Non è questa la strada che ci porterà lontano. La montagna è il mito con cui l’uomo da sempre si è messo alla prova. Incute timore e ci avvicina all’Onnipotente. Io ritrovo in un paesaggio, nella natura la prova quotidiana della presenza di Dio. Non c’è motore che possa mettere a tacere la Sua voce e nascondere il Suo grido nell’anima dell’uomo. “Possiamo perdonare un bambino che ha paura del buio. La vera tragedia della vita è un uomo che ha paura della luce” (Platone).

  2. “I monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi!” Goethe

    Come faranno mai questi poveri discepoli a diventare silenziosi, se non riescono ad ascoltare i maestri muti?

  3. La montagna non può essere la riproduzione fotocopiata della città. Per sua natura privilegia la lentezza, la purezza dell’aria, i luoghi meravigliosi dove i padroni sono coloro che hanno preservato i luoghi, coloro che resistono in piedi d’inverno nel freddo e non muoiono (come le piante, che noi invidiamo perché immobili nel gelo non sappiamo sopravvivere e le piante invece sì) e i viventi – animali e insetti – che dentro i boschi si nascondono e vivono.
    Il rischio di trasformare la montagna in supermarket delle vacanze, c’è. La montagna va lasciata stare alla sua gente, perché se si ribella sono dolori per tutti. A cominciare dalle risorse vitali, soprattutto la prima: l’acqua. Si può vivere a lungo senza grande cibo, ma non si vive senza acqua.
    Giulan
    Fortuné P.

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