Sottospecie di cliente

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Bun dé Camilla La saluto in ladino (ovviamente) Le scrivo dall’Alta Badia, Dolomiti, e sono un oste. Dei clienti -clienti, non ospiti- che avevamo in Casa -mi piace chiamare Casa il nostro albergo di famiglia- hanno lasciato il tavolo della prima colazione con 5 paninetti un poco mangiucchiati, tre fichi appena toccati, una megaporzione di macedonia e yoghurt dalla quale ne mancava solo un cucchiaio, tre pezzi di torte spezzati a metà e lasciati lì. Hanno ordinato delle uova e non le hanno mangiate. Mi sono arrabbiato tantissimo, ho deciso che non solo non li accetteremo mai più in Casa, ma che, d’ora in poi questa specie -sottospecie?- di clienti verrà ripresa dal sottoscritto. Lo farò in modo garbato ed educato, ma glielo dirò. Sbaglio? La prego, scriva su questa pessima abitudine; buttare via tutto questo ben di Dio, -succede giornalmente- mi fa troppo male.

Saluti cordiali e giulan, grazie.

michil costa, Corvara

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Bun dé Michil Costa, le rispondo con un bel mesetto di ritardo. Capisco il suo scorno – buttare tutto quel cibo è spaventoso – e capisco l’irritazione verso i clienti maleducati. Una volta i genitori ti riproponevano tutto quello che t’eri servito e non avevi mangiato, per giorni, finché non lo terminavi. Non dev’essere stata l’educazione ricevuta dai suoi clienti. Tuttavia mi chiedo una cosa: esiste un mestiere più tremendo del fare l’albergatore? Devi essere a disposizione 24 ore su 24, anche alle 3 del mattino se si brucia la lampadina dell’abat jour di un cliente. Sei come un ospedale, sempre aperto. Per il modo in cui i clienti lasciano le camere, per le cose che si portano via, per quello che invece ordinano e lasciano nel piatto, sei continuamente esposto alla cafonaggine e alla protervia altrui. Poi, tra l’altro, devi anche essere capace di farti venire dei dubbi: perché lasciano tutto quel cibo? Ne ho servito troppo? Era cattivo? Era buono e loro non capiscono nulla? Insomma: un mestieraccio che non ti invidio. Bisogna esserci portati, stringere i denti e non lamentarsi né, secondo me, dare lezioni di vita. Tuttalpiù puoi segnalare che le porzioni sono abbondanti. Come quasi tutti i mestieri, compreso il mio, devi viverlo come se fosse una vocazione. Se no sai che lagna? Questo è il solo consiglio che sento di darti.

Ciao, Camilla – Il forum di CAMILLA BARESANI (link)

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