Il punk che odiava i monti

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La vita e i gusti di Michil Costa, albergatore e organizzatore della maratona dles Dolomites

A Londra imparai ad apprezzare il vino, il cibo e l’Alta Badia
Il ciclismo? Un’occasione per parlare della nostra cultura

Oggi è innamorato del suo lavoro perché “regalo ai miei ospiti attimi di felicità” e delle montagne che circondano il suo paese, Corvara, nell’Alta Badia, che considera parte della sua vita e non semplicemente un bel paesaggio da ammirare. Ma per Michil Costa, proprietario del ristorante La Stüa de Michil e dell’Hotel La Perla (aperto dal padre nel 1956) e, dal 1997 anche organizzatore della Maratona dles Dolomites, non è sempre stato così. Da ragazzo, infatti, quelle stesse montagne  gli apparivano come un ostacolo, un impedimento che gli nascondeva il mondo.

“Non mi interessava né l’Hotel né lo studio”, ricorda, “così a 16 anni sono scappato di casa e sono partito per Londra”. Ho vissuto lì per qualche anno facendo il punk. “Ero contro il buon costume”. A riportarlo sulla retta via, e poco dopo anche a casa, sono stati il vino e il buon cibo. “A Londra”, continua “conobbi una persona che mi fece assaggiare il vino e mi  insegnò a degustarlo. Cominciai anche ad abbandonare gli Hamburger dei fast food e ad apprezzare la cucina di qualità”. Fu allora  che decise di ritornare tra le sue montagne con un’idea chiara sul futuro: voleva aprire un ristorante. “Mio padre ne aveva già all’interno dell’Hotel”, sottolinea, e cercò di convincermi a lavorare con lui ma io ne volevo uno tutto mio”. Così nel dicembre del 1980 è nata La Stüa de Michil, piccolo ristorante ricavato da una vecchia stube, tipico locale sudtirolese in legno riscaldato da una stufa, che fino all’aprile dell’anno successivo registrò solo 26 coperti. Anche stavolta il vino è venuto in suo aiuto: con 5 milioni di lire prestate dal padre allargò la scelta di vini del locale. “E ha funzionato”, esclama. Il ristorante si è ampliato e oggi ha anche una cantina con 8 locali e 27 mila bottiglie tra rossi, bianchi e champagne. “La faccio visitare agli ospiti del ristorante”, spiega. “Per ogni tipologia di vino c’è un sottofondo musicale diverso. Per il Pinot Nero, per esempio, ho scelto Frank Zappa perché  sono entrambi insuperabili, mentre per lo champagne ci sono musiche più ritmate per trasmettere l’idea di allegria e gioia che danno le sue bollicine.” Il ritorno in Alta Badia gli fece apprezzare anche quelle montagne che prima rifiutava: “mio padre” sottolinea Costa, “mi ha aiutato a capire che la natura non è un nostro dirimpettaio ma è parte di noi e plasma il nostro carattere”. 

A dimostrare il suo forte legame con il territorio c’è la decisione nel 1997, di rilanciare la Maratona dles Dolomites, manifestazione ciclistica nata dieci anni prima e che coinvolge ogni anno circa novemila persone. Da quando ne è diventato l’organizzatore Costa è riuscito a far chiudere al traffico i passi dolomitici. “Ho anche proposto di chiuderli per un giorno a settimana tutto l’anno”, aggiunge. “Il mio obiettivo è riuscire a togliere per sempre le auto dai passi creando forme di mobilità alternative come impianti di risalita”. La manifestazione, inoltre, è sempre dedicata a un tema e legata a opere di beneficenza: “Un anno, per esempio, l’abbiamo dedicata all’acqua”, spiega “e abbiamo raccolto fondi per aprire dei pozzi in Africa”. Costa è anche riuscito a ottenere la diretta televisiva per la trasmessa dalle 6 a mezzogiorno su Raitre: “E diventata un’occasione per parlare anche della cultura delle Dolomiti e far vedere i nostri paesaggi”. La prossima e fissata per il 4 luglio 2010, le iscrizioni si sono aperte due settimane fa e le richieste sono già 17 mila, i partecipanti verranno scelti per estrazione il prossimo 15 novembre.

Oltre al vino, Costa è un cultore dei sigari, in casa ha una cantina dove ha raccolto cinque mila cubani e altrettanti toscani. Ha una collezione di dischi in vinile (“ne ho 5 mila”) e non è un amante della tecnologia (“ho un vecchio Nokia e il computer lo uso solo se strettamente necessario”). Fra le sue passioni c’è anche quella per le scarpe di qualità (“mi piacciono i modelli di Olga Berluti e le scarpe inglesi”) e fino a poco tempo fa anche per le auto sportive: “Ho sempre avuto Porsche”, conclude, “ma ora sto iniziando ad apprezzare la lentezza. Ho comprato un velocipede e un Land Rover Defend”.

michil costa,  italia Oggi, 07. 11. 2009, articolo di Mariangela Modafferi

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