Prime censure per l’hotel a 7 stelle

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di M. Di Giangiacomo

SELVA GARDENA. Dopo la benedizione dell’assessore provinciale al Turismo, Hans Berger, per l’hotel a 7 stelle progettato dall’archistar Norman Foster che dovrebbe sorgere al posto del Sochers, nella conca di Ciampinoi, arrivano anche – com’ era comprensibile – le prime censure.  Feroce quella dell’albergatore ambientalista Michil Costa, protagonista l’anno scorso della clamorosa protesta contro la realizzazione della strada forestale nella valle di Antersasc. «Con l’albergo sette stelle in quel posto baciato da Dio abbiamo finalmente dato via alla macelleria turistica di infimo livello. Non possiamo più stupirci di nulla», dice l’oste badiota, che se la prende soprattutto con la giunta provinciale, che ha applaudito l’iniziativa di Claudio Riffeser:
«Non sanno nemmeno dove sta di casa l’intelligenza turistica – tuona ancora Costa – Berger e Durnwalder hanno idee vecchie, sono degli arroganti e dovrebbero andarsene, hanno fatto più danni dell’alluvione del 1966: zero sensibilità ambientale, in nome del progresso e a causa della crisi dell’edilizia, mal consigliati da noti cementificatori, stanno facendo danni irreversibili. A questo punto, propongo di fare arrivare direttamente l’autostrada in Alta Badia con un’uscita per il 7 stelle di Selva. Ma io confido che non verrà mai costruito: quell’hotel è solo uno scoop».  Prudente sotto il profilo urbanistico e architettonico, è in ogni caso molto duro il giudizio del consigliere provinciale dei Verdi Hans Heiss. «Se non altro, rispetto ad altre strutture finto-rurali, è più sincera, senza i balconi con i gerani e gli Erker – dice ironicamente Heiss -. Il paesaggio è così intasato che non me la sentirei quasi di criticare, ma il volume è enorme e i servizi che verrebbero offerti non sono certo adatti al turismo di alta montagna: lusso sfrenato, consumi energetici altissimi, non è un modello sostenibile, un certo tipo di turisti li lascerei volentieri a Davos e St. Morizt. Albergatori e aziende turistiche dovrebbero guardare a modelli diversi».  Protestano anche i tradizionali ospiti della Val Gardena, come Giampaolo Tizzoni, che la frequenta da 1974, si è sposato ed ha comprato casa a Selva per la bellezza del Sassolungo, «non per vedere bellezze architettoniche, fare festa o andare in discoteca a 2000 metri. Ovunque si può costruire un bellissimo hotel, il Sassolungo invece c’è solo in Val Gardena», scrive Tizzoni, che poi chiede a Foster se la cosa migliore da fare non sia non fare nulla, ai politici se sono sicuri che i ricconi a 7 stelle portino davvero vantaggi a tutta la valle, invitando apertamente Claudio Riffeser a rinunciare al suo investimento.  Gli fa eco Marco Velluttini, turista massese che frequenta la Val Gardena dal 1983. «Negli ultimi anni – ci scrive – la cementificazione, l’eccesso di tecnologia ed il rilevante numero degli impianti hanno avuto il sopravvento rispetto alla valli limitrofe, ma questo progetto, di cui gli stessi autoctoni mi pare lodino le fattezze, è davvero sconvolgente: una cubatura di 50 mila metri cubi, praticamente alle pendici del Sassolungo, a mio avviso è davvero una violenza al patrimonio naturale».

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