Maratona del doping, i sogni muoiono così

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Emersi tre positivi su soli dodici controlli nell’edizione di circa un mese fa: la “Maratona dles Dolomites”, regina delle gran fondo, è in ginocchio. Numeri ancora piccoli, ma indicativi di tendenze e di abitudini dure a morire

di Eugenio Capodaqua

ROMA – Ci dev’essere una qualche maledizione. Tanto bella e appassionante, tanto aggredita e percossa dall’imbecillità umana. Forse è questo il destino della Maratona dles Dolomites: la regina delle gran fondo deve fari i conti anche quest’anno con il solito codazzo delle positività ai controlli antidoping (e per fortuna che gli organizzatori non si tirano indietro davanti al flagello della farmacia proibita). Tre positivi su soli dodici controlli nella ultima edizione  disputata circa un mese fa. Il venticinque per cento. Numeri troppo piccoli per basarci una statistica attendibile, ma comunque indicativi di tendenze e di abitudini dure a morire.

LA MASCHERA DELLA NON NEGATIVITA’ Per ora si parla di “non negatività” per la vincitrice del “lungo” femminile, per il vincitore del “medio” maschile e per il quarto classificato del “lungo” maschile. Atleti di primo livello, segnale che la madre dei kamikaze è sempre incinta, per dirla con un vecchio proverbio, perché oggi come oggi, doparsi anche in queste manifestazioni comporta rischi assoluti.

LA LEZIONE MACCANTI – Già l’anno scorso ci fu il caso di Michele Maccanti, denunciato da “Repubblica”, un ex professionista positivo all’epo un mese prima ma che riuscì in qualche modo a prendere parte e a vincere la manifestazione, salvo poi essere declassato. E da quella brutta esperienza nata soprattutto dalla mancanza di informazioni tempestive, era sorta

la Five Star League , l’associazione delle cinque più grandi gran fondo nostrane Maratona Dles Dolomites, Nove Colli di Cesenatico, Felice Gimondi di Bergamo, Sportful Dolomiti Race di Feltre e Pinarello Cycling Marathon di Treviso per mettere in campo controlli più accurati, a sorpresa e perfino una sorta di “passaporto biologico”, con i dati ematici degli atleti raccolti nel tempo. Una prassi obbligatoria per i partecipanti di alto livello che, però, sembra sia stata elusa da una decina di ciclisti di prima fascia all’ultima Maratona.

EMERGERE A TUTTTI I COSTI – Ma l’assurda ansia di emergere con tutti i mezzi, leciti e non, in una manifestazione il cui spirito dovrebbe essere del tutto “turistico” e amatoriale, ha spinto a inventare trucchi di ogni genere, anche ricorrendo a dorsali contraffatti e èartecipazioni sotto falso nome. E’ la filosofia del “furbo” o “furbetto”, imperante da noi con illuminanti esempi anche in altri e più importanti settori, a cominciare dalla politica.

I NON NEGATIVI” – La belga Eva Van Den Brande, vincitrice sul tracciato lungo ( 138 km , 4.190 metri di dislivello in 5h8’21” alla media più che rispe”ttabile di 26,851 kmh) è il caso più clamoroso: “non negativa” ad un glucocorticosteroide (anabolizzante).

Ma anche sulla seconda, Barbara Lancioni, arrivata ben sette minuti dopo la belga, gravano altri sospetti. E cioè di essersi fatta “aiutare” in modo antisportivo dai componenti della sua squadra, la Team Sintesi Cicli Copparo che sono stati convocanti in massa dalla Procura delle Federciclismo per appurare e approfondire il caso.

Parimenti “non negativi” il lucchese Marco Madrigali, vincitore del percorso medio e il fiorentino Matteo Becconcini, quarto sul tracciato lungo. Cortisonici, anabolizzanti, sospetto uso di epo: questo emergerebbe dai vari test, che sono attesi adesso alle controanalisi di garanzia per gli atleti. Se la “non negatività” sarà confermata scatteranno pesanti squalifiche: minimo due anni e soprattutto l’esclusione in futuro dalle 5 gran fondo “Five Star”.

ORGANIZZATORI DELUSI – Gli organizzatori della Maratona schiumano rabbia per l’insulto subito. L’ennesimo, che rischia di vanificare tanti sforzi per avere il massimo della pulizia nella “regina” delle gran fondo. Inaspriranno ancora di più la lotta al doping e ai soliti furbetti: il segnale è chiaro. “Una strategia assolutamente non rinunciabile”, dice Michil Costa , deus ex macchina della manifestazione. Ma intanto, per colpa di pochi imbecilli, viene danneggiata l’immagine di tutto uno sport che potrebbe in queste occasioni vivere la dimensione più bella e popolare. In Francia da anni esistono gran fondo senza classifiche. Non ci sono vincitori né vinti. E dunque la spinta a ricorrere alla farmacia proibita e ai soliti ignobili trucchi è quanto meno minore (come già detto la madre degli imbecilli è sempre incinta…). Si potrebbe seguire questa strada anche da noi e forse anche i quasi diecimila partecipanti alla Maratona dles Dolomites avrebbero tutta la gioia e la soddisfazione di vivere un’esprienza indimenticabile in uno scenario, quello delle Dolomiti (Patrimonio dell’Unesco) assolutamente unico senza code velenose.

Repubblica, 7 agosto 2011

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