Un pamphlet ambientalista

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di Valentino Liberto

Si presenta come un’innocua guida tascabile; in copertina, si staglia l’inconfondibile profilo dello Sciliar visto dall’Alpe di Siusi. Ma è proprio dietro alle apparenze che indaga il giornalista di viaggio Paolo Martini con il libro Bambole di pietra: la leggenda delle Dolomiti” (Neri Pozza, 2018), un inconsueto quanto graffiante racconto-inchiesta sulle montagne dichiarate dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”. Sembra il sequel, o meglio, l’instant book della (bella) puntata sulle Dolomiti delle “Meraviglie”, il programma Rai condotto da Alberto Angela che ha guidato i suoi affezionati telespettatori tra i siti italiani tutelati dall’Unesco. Martini non si accontenta però dell’immagine da cartolina trasmessa in televisione: rimuove sin da subito la patina “idilliaca” domandandosi cosa avrebbe detto il geologo francese Déodat de Dolomieu – scopritore nel Settecento della pietra che ne porta il nome e forma i “Monti Pallidi” tra Trentino, Sudtirolo e Veneto – di fronte alla costruzione di un imponente impianto di risalita sulla Marmolada o all’invasivo innevamento artificiale delle piste da sci: “Svetterebbe accanto ai militanti di Mountain Wilderness” o si “metterebbe al servizio del WWF”, risponde l’autore. (…)

fonte: Salto.bz

Qui vai al libro: Bambole di pietra, Paolo Martini

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