Passo e chiudo

Passo e chiudo

Leggo con tristezza i giornali, apprendo con frustrazione le decisioni in merito alle nostre Dolomiti, mi avvilisco al pensiero che qui da noi nessuno abbia il coraggio di guardare avanti, oltrepassando il limite ottuso del proprio orticello. I passi rimarranno aperti, sciocche idee vengono proposte in alternativa all’unica soluzione intelligente e lungimirante possibile: limitare il flusso di motori a scoppio sulle nostre strade.

Penso che ci sia una grande ignoranza che porta a sottovalutare la gravità del problema, associata a un grande egoismo di fondo che impedisce soavità e visioni ampie, prospettive nuove e a lungo termine. Invece no, continuiamo a farci del male per il bene effimero di pochi. E allora trovo rifugio in persone grandi, nei loro pensieri e nelle loro azioni, cerco quel conforto che qui è impossibile trovare fra assessori miopi, politici con mentalità ristretta, operatori turistici che non sanno guardare oltre il proprio ombelico. Un anno fa l’enciclica di Francesco evidenziava la responsabilità morale degli uomini che, con i loro comportamenti, influiscono su ambiente, inquinamento, riscaldamento globale e richiamava tutti, citando nientemeno che Alexander Langer, a una conversione ecologica. Il Papa invitava a cambiare rotta: a impegnarsi nella salvaguardia dell’ambiente, della nostra casa comune. E diceva che inquinare, contribuire al riscaldamento globale, alla deforestazione è, in fondo, un peccato. Rivolgo un pensiero a Ermanno Olmi, recentemente scomparso, regista magnifico e purtroppo inascoltato, che vedeva nella terra e nella natura la via della salvezza. A Rigoni Stern e alla sua cultura del bosco e delle montagne, a Marco Paolini che dice “L’Italia è un paese di montagna che crede di essere un paese di pianura”, al poeta Zanzotto che scrisse: “Per me il paesaggio è prima di tutto una grande offerta, un immenso donativo che corrisponde all’ampiezza dell’orizzonte, è come il respiro stesso della presenza della psiche che imploderebbe in se stessa se non avesse questo riscontro.”

Brutta bestia l’ignoranza. Non conoscere, non sapere come funziona il turismo è indice di ristrettezza culturale. Ma non capire il male che stiamo creando al nostro pianeta è un’aberrante chiusura mentale. Per quanto tempo ancora vogliamo continuare a sfruttare, inquinare, molestare? Si può uccidere l’ambiente solo per il profitto privato? E lasciare giacere il cadavere sotto gli occhi di tutti? In fondo che problema c’è, tanto nessuno chiama la polizia. E anche la chiamassimo ci prenderebbero per matti. Perché i matti siamo noi, che crediamo in un turismo più delicato, che crediamo in una natura più bella. E la politica? Che delusione. Eppure avevo creduto nel nostro assessore all’ambiente Theiner. Ed ero convinto che anche lui credesse in un progetto iniziato l’anno passato con la chiusura del passo Sella di mercoledì. Cos’è successo? Non lo so. Certo so cos’è successo con l’associazione albergatori: nihil sub sole novi. Nulla di nuovo sotto il sole. Sempre sulle loro posizioni stantie, hanno sempre ragionato e sempre ragioneranno in termini di aumenti di cubatura, pernottamenti e concorrenza sleale degli agriturismi. Con il loro presidente sono incapaci di guidare, di avere delle visioni, di portare avanti dei progetti per il bene comune. Amministratori, sindaco, assessore Mussner, ma non riuscite a comprendere? Come si fa a giudicare sbagliato ciò che non si conosce a fondo? Potreste prendere l’occasione per comprendere. Per provare a capire, per essere un po’ più radicali. Cioè andare alla radice del pensiero. Non riesco più a pensare. E allora mi rifaccio a Gandhi, il quale diceva: “Ci sono abbastanza risorse per soddisfare i bisogni di ogni uomo, ma non l’avidità di ogni uomo”. Povere Dolomiti, poveri noi.

Alto Adige, 22/05/2018

 

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