Lo Spritz: che tristetz

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Lo Spritz: che tristetz

“Uno spritz, cameriere”, urla un giovanotto in direzione del banco bar ancor prima di sedersi. Prima lui e poi la sua ragazza prendono posto di fronte a me, all’esterno del music bar del luogo già frequentato dagli etruschi, noti gaudenti. Arriva lo spritz. “Due patatine” dice il giovanotto a Stefano, barman di lungo corso. Quel ragazzo dev’essere uscito da un romanzo dell’Ottocento, tempi in cui i nobili non si degnavano di dire né prego né grazie alla servitù. La mancanza di buona educazione, sbraitare ad alta voce, omettere un grazie o un prego sono cose assai comuni purtroppo. E nemmeno deve scandalizzarci la richiesta di uno spritz moderno, quello fatto con la bevanda che inizia con Ape e finisce con ol, anche se per un professionista del bar servire un aperitivo storico, classico, oppure una specialità della Casa darebbe sicuramente maggiore soddisfazione rispetto al dispensare quella bevanda di gran moda che imperversa ovunque. Il giovane che prende posto prima della ragazza, occhi fissi sul telefonino, non curandosi minimamente di aiutarla a sedersi, non lascia interdetto il sempre sorridente Stefano, ormai abituato a simili comportamenti. Ciò che davvero è strano è che in quel momento la vista magnifica che offre quel lembo di terra, i due ce l’hanno alle spalle. Sono seduto a un tavolino poco distante dalla curiosa scenetta: il Martini dry perfettamente calibrato, magistralmente miscelato e accompagnato da una superba, carnosa oliva lucchese, l’oliva Santa Caterina, rende, se mai fosse possibile, ancora più prezioso il momento. Il mio momento. Sì, perché per quei due, il momento è altro.

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