Il rock, la storia e il tempo che danza tra passato e futuro

Il rock, la storia e il tempo che danza tra passato e futuro

Negli anni Ottanta al mondo c’è odore di bufera. Un attore diventa presidente degli Stati Uniti d’America, in Italia le Brigate Rosse continuano ad ammazzare, a Bologna esplode una bomba alla stazione. Il mostro di Firenze è sulla bocca di tutti, fanno fuori Sadat e il terrorista turco Ali Agca ci prova con Papa Giovanni Paolo II.
Mentre la loggia massonica P2 trama in ogni dove, io leggo ancora Diabolik avvicinandomi pur sempre a Gurdjieff, che però avrei capito solo dopo anni. Nel tempo libero mi ritrovo nei locali a cantare stupidate e fuori dai locali a spaccare gli specchietti retrovisori delle auto. Venero i Clash e sulla scia dei punk cerco di rompere con l’ordine costituto. Mi accorgo che sta passando la Storia e vorrei esserne protagonista, non starmene seduto in mezzo ai monti.
Mi appassiono alle tribolate vicende dell’Irlanda, popolo orgoglioso erede storico dei Celti, che da sempre si batte per la libertà e l’autodeterminazione, fino ad arrivare allo sciopero della fame dei detenuti dell’IRA. Tocca a Bobby Sands, un mio idolo, rimetterci la pelle e per tanto tempo continuo a chiedermi come mai non ci sia stata un’insurrezione popolare contro l’odiata Thatcher. Il giorno del mio compleanno nel 1980, assassinano John Lennon e l’anno dopo anche l’icona degli spinelli e del reggae Bob Marley muore a trentasei anni. E poi eccolo, il primo personal computer Ibm, sembra un’astronave: un monitor a fosfori verdi e due floppy disk.

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