L’Ulisse in noi

L’Ulisse in noi

Un suono profondo, vibrante, come fosse uscito dal centro della terra, così denso che faceva tremare il vetro. Veniva dai “corn da munt”, i corni delle Alpi. Così si comunicava di valle in valle in mezzo a questi monti. Oggi li usiamo nelle rievocazioni storiche, nelle manifestazioni culturali o per fare un po’ di turismo. Per lunghi periodi pure il fuoco o il fumo ebbero un ruolo decisivo come mezzi di comunicazione nelle civiltà d’un tempo. Gli imperatori bizantini, ad esempio, avevano collocato un sistema di fari dalle frontiere dell’impero fino a Costantinopoli: accendevano una fiamma ogni volta che truppe nemiche invadevano il paese.
Anche l’uomo, come messaggero, ha una lunga storia. Correva l’anno 490 a.C. quando l’oplite ateniese corse da Maratona fino ad Atene per annunciare ai suoi concittadini la vittoria contro le truppe persiane. Con l’uso degli animali, la trasmissione delle notizie venne velocizzata, e da quel momento in poi le notizie presero a correre. L’avvento della scrittura costituì i presupposti per la creazione del giornale, che nulla aveva a che vedere con la carta stampata di oggi. Erano piuttosto dei memorandum militari; famosi i “giornali del re” di Alessandro Magno, in cui si registravano quotidianamente le attività del generale; i Romani avevano ben capito l’importanza di un diario. Gli avvenimenti venivano appesi in luoghi pubblici, un po’ come si fa con le pubblicità al giorno d’oggi.
Oggi la comunicazione corre su Internet, ecco perché Internet lo dobbiamo conoscere per non farci attorcigliare in azioni perverse; può essere orribile, produrre follie, autodistruzione o annientamento ma può anche essere il buddista esperto di parole sacre che ci fa aspirare a maggior consapevolezza. Ma chi lo usa, invece di guardare il proprio ombelico, dovrebbe ispirarsi piuttosto a un Aiace moderno, l’eroe greco che si suicidò per rabbia e vergogna. Dovrebbe fare propria quella cultura della vergogna che ben conosciamo in Omero, quella potente forza morale che non è il timore di Dio, ma è la proiezione verso una dimensione pubblica, la paura di essere screditati socialmente. Un senso di vergogna che dovrebbe emergere fra gli esseri umani per far tornare in sé chi ritiene di valere qualcosa a seconda dei like o dei follower che ha, da quanto è acclamato e ammirato o viceversa disdegnato o vilipeso.

Leggi tutto l’articolo: www.hotel-laperla.it

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: