3 Giugno 2019

È ora di dare il giusto valore al Bel Paese

Di michilcosta

Siamo in un paese meraviglioso. Abbiamo talmente tanta bellezza a disposizione che ce la invidiano in tutto il mondo. Gli inglesi e i francesi hanno le loro capitali, le meraviglie medievali di Strasburgo e le mediterranee Nizza e Marsiglia sono affascinanti. Da noi si sospira a Venezia, vedi Napoli e puoi muori, Roma caput mundi, la perla del rinascimento Mantova, Siena, Firenze e potrei continuare all’infinito. I norvegesi hanno i fiordi, noi l’Argentario, il Golfo dei due Mari, la Grotta Azzurra. I Moai dell’isola di Pasqua proteggono la terra e chi l’abitava, ma la piscina di Dio di fronte alla splendida Isola dei Conigli, o le grotte della Poesie a Lecce, il golfo di Trieste sono da meno? Eruttano i Geyser in Islanda, da noi papa Pio II visitava le terme dei bagni di Petriolo, e poi quelle di San Filippo, le Terme vulcano in Sicilia, e già che ci siamo, in Inghilterra vanno fieri delle terme romane di Bath, ma con il Tettuccio a Montecatini, San Pellegrino, Levico Terme, la vasca monumentale di Bagno Vignoni è dieci a uno per noi, a stare bassi. Nelle isole Fuji c’è un vulcano famoso, mai sentito niente di Stromboli, del Vesuvio, dell’Etna? I grandi parchi americani sono più belli della cava di bauxite di Otranto dove quel laghetto verde smeraldo si nasconde tra le rocce rosso fuoco? In Svizzera il costo del caffè è alto come le loro montagne, noi abbiamo le Alpi e siamo la patria del caffè. In Australia l’Ayers Rock, in California El Capitan. Noi? Le Dolomiti.

Immenso Shakespeare, ma Verona è la città dell’amore e del tragico destino di Romeo e Giulietta.

Eterno Goethe, e che dire di Leonardo, del Sommo Poeta? Pinocchio lo conoscono tutti, ma il suo parco? Glastonbury Tor in Inghilterra, noi Pompei. Il Lago Maggiore e le Isole Borromee, Capri. Il Gargano. E poi Sicilia, ancora Sicilia: le persone pagano per sgranare gli occhi, o per riposare. Chi viaggia è un malato di curiosità, vuole mangiare il pomodoro di Pachino e il Castelmagno, uno dei formaggi migliori del mondo. E mentre il Louvre collabora con i gli stati Uniti e con gli Emirati Arabi, da noi si fa fatica a trovare il Cristo velato del San Martino a Napoli, e a Taranto i meravigliosi oggetti di arte orafa della Magna Grecia sono presentati male. Ancora: i bronzi di Riace, Pompei. I turisti non pagano per essere fregati, non spendono i loro soldi perché le auto nelle città non danno la precedenza ai pedoni, non pagano per vedere gli abusi edilizi che hanno rovinato le coste. Oltre le bellezze, desolazione e abbandono si fanno largo nel nostro bel Paese. I tanti simboli di inciviltà deturpano gli uomini. Alla bruttezza ci si abitua, purtroppo. L’Italia è il più grande museo del mondo, e i turisti pagano per poter soddisfare un desiderio, vogliono passeggiare tranquillamente nelle città d’arte più belle del mondo, capire le indicazioni e non vedere marciapiedi sudici e mozziconi di sigarette che vengono allegramente buttati per terra dai residenti mentre a Singapore a fare così, manca poco che ti frustano.

L’accoglienza nel Bel Paese?

Nel mondo fanno accoglienza, da noi troppo poco rispetto a quello che abbiamo. Il degrado schifa il turista e disumanizza sempre più chi in quel luogo ci vive. In paesi più civili il turismo è fatto come una cosa che si fa anche per se stessi. Siamo un Paese desiderato, ambito, sognato filmato, descritto da Fellini, Boccaccio, Petrarca, Fellini, Rossellini. Abbiamo ancora un artigianato di grande qualità, dai maestri liutai di Cremona, i bottai, i merletti di Burano, il miglior cibo del mondo ce lo imitano e fanno più affari di noi, abbiamo agriturismi che funzionano, migliaia di piccole imprese e famiglie che si impegnano, grandi alberghi e il San Pietro di Positano, il Pellicano, Villa d’Este, sono dei sogni, siamo un popolo creativo ma vendiamo le aziende, eppure il Made in Italy ha, ancora, un appeal grandissimo e siamo ancora qui a chiederci su cosa puntare per il futuro. Sì, le eccellenze le abbiamo, ci siano da esempio, e allora perché ci manca quel senso di appartenenza verso il Bel Paese? Credo che non ci vogliamo abbastanza bene, del territorio non abbiamo abbastanza cura, insomma, siamo dei principianti. Non ci crediamo noi e non ci crede la politica.

A una Venezia sovraffollata, con un Südtirol Alto Adige di oltre 33 milioni di pernottamenti che intacca territori e cancella pezzi di identità, abbiamo un Molise, esempio di fallimento totale con miseri 40 mila pernottamenti. La Sicilia fa 7 milioni di pernottamenti con oltre 1.600 km di coste. Le Canarie 70, e hanno meno spiagge, e meno belle.

Tutta questa bellezza della quale possiamo così intensamente godere, alla fine mi fa anche un po’ paura. E così finisce che Roma diventa kaputt, che chi troppo ha si atteggia arrogante, e mentre a Bruxelles ci sono le bici da usare gratis per la prima mezz’ora, nella capitale se le sono fregate tutte. E gli ospiti vanno ad Amsterdam, dove girare in bici diventa una moda. In Cina hanno ricostruito Hallstatt, a Las Vegas si va a visitare San Marco, cosa ne dite di chiedere ai giapponesi di replicare il palio di Siena a Tokjo? Potremmo invitarli così a visitare le nostre città. Ma prima dovremmo prepararci al loro arrivo, sapere chi sono, educarli a non gironzolare nelle città in ciabatte e pantaloncini corti. Niente cappuccino take-away, perché anche l’ospite va educato.

Eppure non dovremmo inventarci nulla, abbiamo tutto, siamo il riassunto di duemila anni di storia, che meritano di essere valorizzati, essere comunicati bene e gestiti ancora meglio. È una questione di educazione e di auto-educazione alla consapevolezza della grande Bellezza, bene comune, che inizia da noi cittadini. Or su dunque, rimbocchiamoci le maniche e doniamo al nostro paese l’ospitalità che si merita; “Benvenuti in Italia, benvenuti nel Bel Paese!”

*per questo testo mi sono ispirato al libro “Rifondare l’Italia sulla bellezza.” Emilio Casalini.

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