27 Settembre 2019

Non c’è pace senza giustizia

Di michilcosta

A un certo punto Dio è stato ucciso. Noi uomini l’abbiamo ucciso. Quando un diffuso nichilismo, cioè quando i valori supremi perdono ogni merito, significa che al posto della credenza in Dio/Verità subentra la credenza in nulla. La riflessione sulla morte di Dio, a partire dal pensiero di Nietzsche, è ancora attuale. E non è detto che si esaurisca di fronte alla nostra presunzione che ci fa credere ottusamente nell’età della tecnica che ha abolito lo scenario umanistico, nel progresso illimitato, nel libero mercato o più semplicemente nel potere salvifico dell’economia. Dalla morte del dio di Nietzsche è scaturita la mia riflessione quando, qualche giorno fa, abbiamo avuto ospite Selay Ghaffar, portavoce del “Solidarity Party of Afghanistan”, in occasione della cena di beneficenza della Costa Family Foundation.

con Selay Ghaffar a Corvara

Nella coinvolgente serata abbiamo ascoltato le terribili parole dell’attivista afghana: “Hanno fatto a pezzi nostra Madre Terra e privato la nostra disgraziata popolazione dei diritti e delle necessità più fondamentali”. Gli ultimi invasori, così ci ha raccontato Ghaffar, sono stati gli Stati Uniti d’America e i suoi alleati NATO che hanno sussidiato una famosa guerra di sangue con il pretesto della “War on Terror” – la guerra al terrorismo -, nel nome dell’”emancipazione delle donne afghane” e della “democrazia”. Così, dopo 18 anni di continua guerra e terrore, la patria è ora stata convertita in un cimitero per abitanti indifesi. Sono iniziati da parte degli Usa i discorsi di pace con i talebani, i più misogini e criminali abitanti di questa terra magnifica. I dialoghi di pace sono come polvere buttata negli occhi degli afghani e di tutti i cittadini occidentali, perché la pace senza la giustizia non ha nessun significato per il popolo afghano. Le donne afghane per i fondamentalisti islamici sono una macchina per produrre bambini e un mezzo per soddisfare la voglia dell’uomo, meri oggetti da trattare peggio degli animali, bruciate vive senza ragione, lapidate per aver fatto l’amore, mutilate di naso e bocca per essere uscite di casa senza il permesso di un uomo. Oggi le donne afghane si auto-immolano per riuscire a liberarsi dalla violenza che le opprime da anni.

Il “Women Peace and Security Index” del 2018 ha riportato che l’alfabetizzazione femminile in Afghanistan non supera il 16%. Tutto questo nonostante la grande bugia da parte del governo afghano e dei paesi occidentali, che parlano dell’educazione femminile come loro maggiore conquista.

Esiste ancora Dio? Esiste ancora la verità per queste donne che appartengono a un paese in cui la violenza, la discriminazione, gli omicidi, l’ingiustizia e l’assenza di libertà sono all’ordine del giorno? Combattere per un futuro migliore, per la pace, per la sicurezza e la democrazia, è una responsabilità primaria per ogni afghano. Ghaffar ha realizzato “che nessun altro paese e nessun’altra forza esterna potrebbe darci libertà e diritti, siamo noi che dovremmo alzarci in piedi e spezzare la catena di oppressione e cattività”.

I progetti di “capacity building” per aiutare le donne a emanciparsi economicamente, hanno un impatto molto positivo sul movimento di liberazione femminile in Afghanistan. Per prima cosa, attraverso l’accesso al lavoro, le donne hanno la possibilità di diventare cittadine attive, possono combattere per i loro diritti nella società e sono in grado di giocare un ruolo attivo e finora precluso nella crescita economica che può portare il paese verso la prosperità.

Il desiderio è che trovino la consapevolezza che le cose possano cambiare, che ci sia la verità a dare loro la forza, perché certo, non solo senza incanti, ma anche senza speranza è la vita che non ha più voglia di vivere. E allora sì che per quelle donne Dio è stato ucciso. L’augurio è che le donne possano uscire dalle loro gabbie e, con l’aiuto di persone a loro alleate, combattere per un mondo migliore contro le menzogne politiche, per i diritti umani.

Michil Costa
Alto Adige, 27/09/2019

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