pioggia

23 Novembre 2019

La natura snaturata

Di michilcosta

Fiumi che straripano, slavine che entrano nei paesi, treni che deragliano e chiese sott’acqua. C’è disperazione negli occhi delle persone. C’è tristezza per patrimoni materiali e affettivi andati perduti. Ma c’è anche dell’altro: c’è l’uomo che dimostra la sua capacità nell’intervenire, nel farsi carico delle forze altrui, mostra compassione e forza d’azione. I vigili del fuoco sempre in azione, la protezione civile ben organizzata, uno spirito che non si arrende. L’altro giorno sono arrivato in treno da Amburgo, poi con una macchina fino a Longega. Nel piccolo abitato c’erano persone bloccate, pochi arrabbiati, la maggior parte di loro ad aspettare, pazientemente. Sono partito a piedi e, mentre camminavo per la statale deserta, alberi continuavano a cadere, funesti tuoni continui di rami che si spaccavano mi facevano sentire inerme, indifeso. Eppure proprio noi siamo i responsabili dei molti disastri che accadono, ma troppo spesso davanti all’evidenza chiudiamo gli occhi. Per troppi di noi la priorità è difendersi dallo sconosciuto, avere successo, pensare alla propria salute, invecchiare bene, intorpidirsi nella giusta misura. È questo il pensiero legittimo e comprensibile, ma fino a che punto?, dell’uomo medio, dell’uomo normale. È il pensiero dell’uomo che cerca la tranquillità, e che nella sua mediocrità trova il benessere. Ma, mentre camminavo in piena solitudine, tra l’angoscia di finire sotto un albero e la meraviglia per questa forza della natura, pensavo anche alla pericolosità di quel genere d’uomo che, soddisfatto di sé, non si impegna attivamente per un mondo migliore. È l’uomo che, rimanendo concentrato su di sé, perde d’occhio l’altra parte del mondo, quel mondo del quale lui stesso fa parte. È l’uomo che dice “non sono razzista ma…” è colui che dice che le nevicate abbondanti in novembre e anche in ottobre e in agosto ci sono sempre state, è colui che dà la colpa alla politica, è colui che non si indigna. È colui che fa come la rana che diceva che l’acqua non è poi troppo calda, prima che iniziasse a bollire. L’uomo medio vive e vegeta così, si rifugia nella sua identità mediocre e banale, si cela dietro il proprio io e da qualunquista inizia a diventare razzista, fascista, schiavista.

Ho fiducia nell’uomo-essere umano, che ama se stesso e quindi anche il prossimo.

Io però confido nella volontà di potenza dell’uomo che vive nella speranza più alta con coraggio, passione, sensualità. Nell’uomo che oltre alla conoscenza mette in atto azioni concrete. Nell’uomo che si cura del significato della vita per non vedersela ridotta alla beffa di uno spiritello maligno. Nell’uomo che non vive per i suoi bisogni esclusivi ma che sa guardare oltre il proprio io. Uomo. Essere umano. In una tavola c’è scritto: ama il prossimo tuo come te stesso. Perciò se non siamo in grado di amare il prossimo, non siamo capaci di amare nemmeno noi stessi. E viceversa. È l’amore per il prossimo, che non si può ridurre a un semplice sentimento razionale, la chiave di tutto. La bava alla bocca dell’agitatore di folle di turno, che odia il prossimo profugo, il prossimo relitto, il prossimo debole, è la testimonianza che persone del genere non sanno amare se stessi. Paonazzi, e ipertesi, non c’è amore in loro, e fanno davvero compassione. Peccato che nella loro discesa agli inferi dell’odio portino con loro altri essere umani incapaci di amore. Ma la vita senza amore che vita è? È una questione di cuore quella di non vivere per i propri comodi, un vivere per Dio-natura che nessuno capisce ne sa definire. La mediocrità bisogna sostituirla con il coraggio. Come fa il vigile del fuoco che non dorme per tre notti di seguito e rischia la vita per l’altro. Come fanno i volontari di mezzo mondo. Come fanno le madri e i padri crescendo i loro figli. Come fa chiunque nelle piccole azioni quotidiane rivolte all’altro. Come fanno le migliaia di persone che vanno in piazza a Bologna e a Modena non a protestare contro il populista, ma semplicemente per testimoniare silenziosamente che le sue urla, le sue menzogne non portano da nessuna parte se non alla deriva. È l’uomo che crede in un altro tipo di uomo, che sa che un uomo migliore esiste. È colui che sa che l’inazione è la peggior soluzione. Perché quell’uomo sa che non abbiamo più tanto tempo a disposizione e che se non sfruttiamo la nostra intelligenza per il bene di tutta l’umanità, la piazza di San Marco allagata non sarà che una prima piccola parte di una catastrofe preannunciata. E ora, mentre la neve ancora cade copiosa, questo squisito benessere su tutte le cose va a scontrarsi, o meglio prende sottobraccio il terrore per questa forza immane, contro la quale nulla possiamo. Nulla possiamo? Invece possiamo eccome, perché nessuna forza della natura è più tremenda dell’uomo. L’uomo che ha snaturato la natura. Che ha reso irriconoscibile e intransitabile la natura, piegandone la bellezza e l’integrità alle ragioni della tecnica. O alla frenesia del consumo. Oggi più che mai l’uomo deve reimparare ad abitare la natura se vuole rendere il mondo meno snaturato.

Michil Costa

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