7 Aprile 2020

Abbandoniamo l’egoistico utilitarismo

Di michilcosta

Questo bacillo produrrà rivalità globale o consapevolezza comune? La risposta spetta a noi. 

Con comune intendo “della comunità della quale facciamo parte”. Non della comunità della quale si fa parte, ma della quale io, tu, noi e voi facciamo parte. Non “si deve fare”, ma facciamo. Rivolgiamo l’azione a noi stessi, non estraniamola in una forma verbale impersonale. Siamo noi a dover agire, non qualcuno là fuori, perché si sa, ogni cambiamento inizia a partire da noi.

L’umanità può scovare un senso che pensava fosse andato perso, può iniziare a pensare in modo globale senza concentrarsi in chiusure e paure per cadere in utilitaristici atteggiamenti e secessionismi vari. Pensate un po’, avevamo paura degli immigrati. E del lupo! In Südtirol Alto Adige il problema principale, fino a poche settimane, fa erano i disgraziati che ci invadevano e il lupo che mangiava le pecore. E a causa delle restrizioni – certo necessarie -, adesso corriamo il rischio che un terzo della produzione agricola italiana vada a finire in malora.

È giunto il momento di pensare al dopo-bacillo. È giunto il momento di capire che l’equazione “una cosa è buona e bella solo se è utile”, è un pensiero superficiale. L’egoistico utilitarismo fa bene all’uomo che pensa con l’orologio in una mano e il portafogli nell’altra, fa bene a chi vede l’altro come consumatore, ma perdinci, noi siamo cittadini! L’utilitarismo danneggia il cittadino. Non “si deve”: dobbiamo uscire dall’equazione massificata del win-to-win. Solo così riusciremo a cogliere come scopo altre attività finora snobbate. Ed ecco la grande occasione che si profila davanti noi: diamo più spazio a qualcosa di “inutile”, alla poesia, alla musica, all’arte. Queste non sono attività utilitaristiche che gonfiano il portafoglio a breve termine. Ma quanto valore ci regalano a lungo termine? E poi la riflessione: il rèflectere animum, cioè riverberare il pensiero; ri-flettere cioè genuflettersi, piegarsi su stessi per collegarsi al tutto. Dobbiamo farlo, ogni imprenditore ora dovrà flettersi e comprendere che se l’utile di un bilancio economico va a incidere pesantemente sul bilancio sociale, ci troviamo dinnanzi a un problema. La crisi vera sarà socio-economica, continueremo ad essere sempre a rischio soprattutto se non inizieremo ad attivare la nostra propensione solidaristica.

Il punto della mia riflessione infatti, è che l’economia turistica in Alto Adige-Südtirol allo status quo – legata a 32 milioni di pernottamenti, con più di 7 milioni di clienti, tendenza in aumento prima del bacillo, 150mila letti e 37.500 dipendenti con un fatturato tra gli 8 e 10 miliardi, con tutto il lavoro connesso al turismo, dall’artigianato ai fornitori e a tutto il resto – a medio termine porterà sconvolgimenti economici e sociali. Sopravviverà solo chi penserà “out of the box”.

Platone, artista ed esaltatore dell’arte, diceva: “È l’arte che più di ogni altra attività umana sa scorgere il mondo ideale attraverso la bellezza dell’immagine e della cosa singola”. Ancora una volta insegna, ancora una volta il suo pensiero è più attuale che mai.

Ora è un buon momento per fare cose inutili: filosofiamo, ascoltiamo buona musica, improvvisiamoci pittori surrealisti, tanto per restare in tema. E coinvolgiamo viaggiatori e collaboratori! Andiamo oltre gli specialismi, dedichiamoci a pensieri altri (e alti), perché il rischio di cadere in un trauma da quarantena c’è per tutti. Evitiamolo, ne va del nostro futuro. 

michil

2 thoughts on “Abbandoniamo l’egoistico utilitarismo

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.