piano Mashall

16 Aprile 2020

L’Europa ha bisogno dell’Europa

Di michilcosta

Ieri ho visto la prima rondine, ed è risaputo: una rondine non fa primavera. Ed ecco che subito dopo, piroettando nel cielo, ne è arrivata un’altra, sicuramente sua moglie. La notizia bella: adesso sì è primavera! La notizia meno bella: con l’iniezione di liquidità del governo ci sarà un po’di tepore, giusto per non congelarsi, ma primavera non sarà.

Il governo non poteva fare diversamente nel nostro Paese. Molto di più si potrebbe fare a livello europeo. Tante, troppe volte si è parlato di un piano Marshall, senza andare oltre. Se non fosse stato per gli Stati Uniti d’America però, dopo la seconda guerra mondiale vinti e vincitori non ce l’avrebbero fatta a riprendersi, a vivere una nuova primavera. Dovremmo imparare dalla storia, e cogliere questa ultimissima occasione per rivivere una primavera a livello europeo. Potremmo finalmente diventare gli Stati Uniti d’Europa! Purtroppo però le cose si dimenticano, e anche la Merkel, considerando che fino a pochi anni fa avrebbe avuto le credenziali per diventare l’unica vera statista a livello mondiale, non si è comportata bene dimenticandosi, tra l’altro, che l’Italia ai tempi di Marshall fu tra i promotori dell’azzeramento dei debiti di guerra. Il piano Marshall nella storia europea è stato invocato a vuoto troppe volte, da chi voleva salvare le balene alle difese degli scapoli, dai raccoglitori di conchiglie agli esploratori spaziali. Si sarebbe potuto intervenire con una strategia europea per contrastare il cambio climatico, ma non è stato fatto. Se Merkel fosse Marshall, oggi destinerebbe una percentuale a fondo perduto alle imprese che operano nel nostro settore. In base al fatturato complessivo che il turismo genera in Italia – quasi 200 miliardi – si tratterebbe di mettere a disposizione per il nostro Paese alcuni punti percentuali, magari destinandone una parte a progetti culturali legati al turismo.

“Dobbiamo ergerci alle vette dell’animo umano, a diventare spiritualmente magnifici, ora dobbiamo edificare un luogo in cui il piccolo sarebbe stato alla pari del grande, a consegnare alla storia un senso più ampio di patriottismo e cittadinanza comune, nel quale infine le donne e gli uomini preferiscono la morte alla tirannia”. È stato dimenticato anche il discorso di Churchill che incitava l’Europa, culla della cultura del mondo, delle arti, della scienza, di quell’arte così inutile e così necessaria che è la filosofia: in questi ultimi trent’anni relegata in un angolino senza velleità di contaminare la vox populi. 

Vogliamo continuare ad avere stabilità sociale? L’Europa deve intervenire. Vogliamo evitare le dittature nell’est Europa? L’Europa deve intervenire. Se non lo facciamo tra poco i russi stapperanno champagne, o spumante Krim, contenti di riaprire i gulag mentre i cinesi, sorseggiando i loro preziosi tè Gyokuro, saranno ancora più determinati a perseguire tenacemente il loro progetto di divieto di libertà di espressione e di parola.

L’Europa deve assistere l’Europa, la democrazia la democrazia, la politica deve sostenere la politica, e noi dobbiamo sostenere i nostri collaboratori. L’abbiamo fatto bene direi. È grande la gioia di saperli tutti sani e a casa loro. 

Hegel diceva che l’umanità ha imparato dalla storia che non impara mai nulla dalla storia, ma anche questo è relativo. Abbiamo imparato che bruciare ebrei, comunisti e omosessuali non è una bella cosa; dalla Sars del 2002 e dalla crisi finanziaria del 2008, ad esempio, non abbiamo o non abbiamo voluto imparato nulla. Oggi più che mai è necessario riflettere e tenere a mente ciò che riflettiamo: ci aiuterà non solo a capire la nostra percezione del momento ma, a distanza di anni, a valutare se abbiamo agito bene, se il tempo che stiamo vivendo ci ha insegnato pur qualcosa. Capiremo se ci siamo lasciati intimorire dall’ansia di un futuro incerto che si presenta davanti a noi, o se la fiducia che da un’idea bella possa nascere una bella azione, ci ha portati a soluzioni innovative. 

Dovremo organizzarci all’interno delle nostre case: prepariamoci a delle normative rigidissime per quanto riguarda la pulizia, standard che saranno richiesti anche agli ospiti. Test immediati al check-in, gli ambienti comuni e le camere disinfettati secondo regolamentazioni specifiche, dai telecomandi impacchettati.

Magari Hegel si rivolterà nella tomba, allora noi, a lui e alla Merkel risponderemo: dobbiamo riscoprirci coraggiosi riconoscendoci vulnerabili, perché una cosa dobbiamo fare: diventare esseri umani di professione. Può essere un buon auspicio in questo Venerdì Santo: amare il nostro animo.

Mi piace il caldo di questi giorni, mi piacerebbe salire su Cima 12 e scendere con gli sci. E mi piace quello che ho letto su una bottiglia di gin mentre preparavo un cocktail Martini: “The first step to changing the world is the right spirit!”. Che ci sia di buon auspicio con la speranza di potere presto invitarvi a uno Champagne cocktail!

michil

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