18 Agosto 2020

Mi sento verde

Di michilcosta

Il fatto è che troppe volte crediamo a quello che pensiamo. Pensiamo di dovere essere tolleranti perché ci sentiamo migliori degli altri. Crediamo di poter fare a meno degli altri sentendoci esseri umani completamente liberi da tutto e tutti. Pensiamo di essere solo rossi o esclusivamente neri. Io, per esempio, mi sento un verde. So che non sono qui e la natura non è lì, ma che siamo intrecciati, e mi viene da sorridere, perché da homo faber albergatore quale sono, sono proprio l’ultimo da cui ci si aspetta questo tipo di considerazioni. Spesso siamo proprio noi albergatori a riempirci la bocca di parole che potrebbero essere davvero utili, se non fosse per la superficialità con cui vengono buttate lì, non pensando che ogni parola detta implica una conseguenza. Le azioni che ne seguono possono essere nefaste. 

E così, alla pari degli onesti criminali siberiani – che hanno una loro etica – noi operatori del turismo spinto siamo delittuosi per natura e non esitiamo a far combriccola con chi ci presta il fianco nel nome del profitto e del tornaconto. Ad esempio con l’attuale governo provinciale che, con la nuova legge urbanistica, ha mirato bene o, perlomeno, ha pensato di farlo, ma evidentemente ha colpito male dando vita all’ennesimo flop. Vecchia nei concetti, complicata, difficile da controllare e impostare per i Comuni, la nuova legge ha come obiettivo lo stop alla proliferazione urbana delle cinture verdi intorno a paesi e paeselli, permettendo però troppe eccezioni. L’assessora competente dice che vuole mettere il territorio al centro, ma anche lei, pur avendo buoni propositi, di questo ne sono certo, ha clamorosamente sbagliato la mira. Con la nuova legge si potrà costruire di più nelle zone abitative, si potrà ampliare, sfruttare ancora le cubature a disposizione e fare grandi interventi, mentre se non hai gli agganci giusti in Comune, costruire un abbaino pur munito di cultura e gusto o ridare vita a una casa storica, si rischia di rimanere aggrovigliati nei cavilli burocratici. Avremo clientelismi più di prima, ne usciranno bene i lobbisti, gli amici del partito di maggioranza, continuerà la proliferazione degli agriturismi con piscine e spa e gli alberghi da 500 letti non saranno più una rarità. Forse era meglio aspettare e studiarla meglio, la legge urbanistica. Di una svolta verde e consapevole qui c’è ben poco, a parte le grandi pubblicità sui giornali di mezzo mondo, del Südtirol da una parte e del Trentino dell’altra, che parlano di natura incontaminata mentre il rombo dei motori sale indisturbato oltre i 2.000 metri. Ancora mi viene da sorridere a pensare quanto siamo sciocchi a buttare via l’ennesima occasione per attrarre ciclisti e veri amanti delle nostre montagne. Forse basterebbe togliersi i paraocchi della comfort-zone e i tappi dalle orecchie per capire l’importanza del momento che stiamo perdendo. Purtroppo non è così. 

Noi albergatori, professionisti nel consumare il suolo e specialisti nel deturpare il paesaggio, in questi mesi di fermo-immagine, con le nostre strutture chiuse e il turismo assente, avremmo avuto una grande possibilità: riflettere. Come dire, se non possiamo andare fuori allora possiamo andare dentro, dentro di noi, ma dentro dove? 
Tutti, albergatori inclusi, sappiamo quanto dovremmo essere attenti a nostra madre Terra ma, a parte proclamare a voce alta slogan che spacciano sostenibilità a tutto spiano e vedere, sonnecchiando, Piero Angela e gli animali pericolosi su Sky, a noi abitanti di questa pur sempre ancora bella Italia, l’ambiente sembra interessare solo il giusto, cioè troppo, troppo poco.

Dalla mia rubrica mensile per FranzMagazine

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