Ötzi Peak

8 Settembre 2020

Montagne dopate

Di michilcosta

Cos’è l’arte dell’architettura? In pittura lo spazio è sfruttato prospetticamente, in poesia lo si amplifica dando la parola alle immagini, nella musica è avvolto dai suoni, in architettura lo spazio è sottratto al vuoto riempiendolo di forme vive, concrete, abitabili. Come disse il famoso architetto Niemeyer: “L’opera non è soltanto l’oggetto, è anche quello che lo circonda e i vuoti, gli spazi”. L’architettura è estetica che si (pre)occupa anche di funzionalità e la funzionalità, deve avere un rapporto con la bellezza, altrimenti diventa solo riempimento estraniato dal contesto.

Ed ecco uno dei grandi guai del nostro Südtirol: spazi riempiti per mera funzionalità affaristica grazie agli spostamenti di cubatura edilizia, senza tenere conto che uno spazio non equivale l’altro, che il nuovo non ha più valore del vecchio, che nella conflittualità tra funzionalità e bellezza è necessario trovare un equilibrio, se non vogliamo diventare banali. Non possiamo solo seguire una moda. Un albergo che segue la moda ma non ha stile, è un monoprodotto che può andare bene per il grande mercato, ma con gli albergoni di Sharm el Sheik e la pista da sci indoor di Dubai non possiamo né dobbiamo misurarci. Il mercato di massa non può essere il nostro obiettivo.

In realtà, ancor prima di attirare ospiti specifici, dovremmo avere a cuore il nostro benessere e per il nostro star bene, l’ambiente gioca un ruolo fondamentale. Ambiente non è solo natura, ambiente è tutto ciò che ci circonda. Quindi: attenzione. E cos’è l’attenzione se non l’atteggiamento filosofico per eccellenza, il trionfo della ragione sulle passioni?

Da un po’ di tempo torna di moda lo sfruttamento dello spazio in montagna, quando però sono proprio loro, le nostre montagne la vera attrazione. Gli infinity pool sui cocuzzoli dei monti non sono architettura, ma commercio travestito da cartoni animati tipo Big Jim. Ed eccoci all’altro grande problema: una pessima legge urbanistica. Dagli skywalks alle piattaforme posizionate sopra gli orridi, dai sentieri a tema ai terrazzamenti panoramici, dalle ferrate fit&fun alle dosi adrenaliniche tramite flying fox. In val Senales si sono inventati l’Ötzi Peak! L’uso spropositato e scellerato di termini inglesi non fa altro che rimarcare l’omologazione dell’offerta. Con banali strategie di marketing e mancanza di intelligenza turistica si vende il prodotto con il solo scopo di un effetto “wow”. Ma è accettabile “sdemanializzare” la montagna, un Bene Comune?

Avvicinare alla natura bambini e adulti con difficoltà motorie, con camminamenti kneipp a 2.000 metri non è sbagliato: gli impianti ci sono e usarli alla pari di un metrò toglie anche traffico dalle strade. Nello stesso momento però va evitata ogni amplificazione di inautenticità e spettacolarizzazione degli spazi aperti, che vanno protetti e non banalizzati a misero “playground”. Noi stiamo dopando le nostre montagne con assurde invenzioni basate sull’emozione effimera, da bruciare come un tiro di coca, quando la montagna invece chiede rispetto, lentezza, soavità, profondità, leggerezza. Quel che viene fatto passare per esclusivo non è altro che il kitsch di una finta ecologia.

Prendiamoci la nostra responsabilità nella salvaguardia dell’ambiente. Facciamoci forti pensando alle bellezze che possiamo offrire. Portiamo gli ospiti a percorrere le alte vie delle Dolomiti, a seguire il meraviglioso Sentiero Italia del CAI, ad andare alla ricerca dell’Iperico e ad osservare rispettosamente gli stambecchi al Sella. Osserviamo l’armonia dei masi, delle vecchie case, proviamo a mantenerle come bene storico di grande bellezza, perché se non mettiamo sul vessillo la differenza tra finzione del vero e vera finzione, potremmo davvero farci del male. È ora di accorgersi che l’arte dell’architettura e la fruizione dello spazio, necessitano di competenza, saggezza e delicatezza. 

Dalla mia rubrica mensile “L’utilità dell’inutile” su: www.franzmagazine.com

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