6 Ottobre 2020

Cura dell’ospitalità

Di michilcosta

Questa storia del bacillo non finirà così presto. Pensiamo al turismo internazionale: nei prossimi mesi falliranno un bel po’ di compagnie aeree. Poche continueranno ad essere le persone disposte a volare. A metà 2022 però la situazione cambierà: gli aerei rimasti torneranno a volare, ma volare ridiventerà un lusso come lo era prima degli anni 90. Questo significa che chi spenderà tanti soldi per visitare il Bel Paese sceglierà un luogo in linea con la propria facoltà di spesa anche per l’ospitalità, dove il nostro dovere sarà quello di tenere alta la qualità senza se e senza ma.
E qui prendiamo esempio dagli antichi greci; non l’abbiamo certo inventata noi albergatori l’ospitalità! Gli antichi greci, ancor prima di chiedere al foresto da dove venisse e come si chiamasse, offrivano spontanea ospitalità. E l’ospite era chi riceveva ma anche chi dava. Il territorio, che è fatto di comunità, dove il termine “comunità” racchiude in sé un’accezione delicata e intima, è necessariamente il luogo d’incontro in cui coltivare la cultura dell’ospitalità. Eppure, non possiamo fermarci qui. Dobbiamo andare oltre. Per poterci chiamare comunità dobbiamo necessariamente essere accoglienti. Accoglienti verso il fornitore e accoglienti verso coloro ai quali i greci non negavano mai cibo e riparo: erano coloro che arrivavano da lontano. Chi arriva da noi ha un desiderio: trascorrere tempo prezioso. Poco importa se arriva su un jet privato o su un barcone.

Per tornare alle conseguenze del bacillo: l’Europa ha dato dimostrazioni di compattezza in questi mesi. Il fondo di recupero è un’occasione unica, irripetibile. Però guai a pensare esclusivamente a grandi opere utopiche -sotto o sopra lo stretto di Messina-. Il fondo di recupero è un paradiso che va immaginato non come una raffigurazione del Tintoretto nel Palazzo Ducale, ma come recupero delle piccole cose, dei particolari, delle cose che appaiono oggi quasi insignificanti come il fare e l’agire per la comunità, per il Bene Comune. Cura dell’ospitalità, ritorno alle straordinarie peculiarità dei territori, ripristino della via Francigena e delle straordinarie terme di Montecatini. E, speriamo, del Parco dei Mulini e del vecchio stabilimento di Bagno Vignoni.

Mi auguro che la nostra comunità dimostri capacità di mettere il focus su progetti ambientalmente, culturalmente e socialmente sostenibili. Se non facciamo questo potremmo ritrovarci nella cacciata dal paradiso, nel girone dell’inferno. Basti

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