Con il passare degli anni, le stagioni sembrano scorrere più veloci, chissà perché. In questo tempo che fugge, mi piace fermarmi a guardare la luce che ogni giorno ruba un paio di minuti alla notte e il vento che profuma di novità e terra fresca.
La natura parla attraverso mutamenti perenni e sembra suggerirci di riflettere sul tempo, su ciò che resta anche quando pare svanito. Già, la neve non scompare quando è sciolta: tornerà acqua e poi ancora tornerà al cielo. E speriamo di ritrovarla il prossimo inverno, con noi. Mutata, sembra scomparsa, ma non lo è.
Ora anche noi sentiamo la necessità di fermarci, di riconnetterci alle cose che vanno oltre la frenesia vissuta.

E già mi mancano le nostre Case aperte nelle Dolomiti e il mondo che le ha attraversate in questi mesi. Quante persone incontriamo ogni stagione. Ogni volto porta con sé le sue storie: ma dove hanno guardato quegli occhi prima di venire a trovarci? Dove guarderanno domani quando saranno partiti?
Il calore di un benvenuto, il tempo dedicato a una conversazione senza fretta, i dettagli che rendono speciale un soggiorno: sono questi gli elementi che trasformano un luogo in una casa temporanea, in un rifugio per l’anima. L’ospitalità è, in fondo, un atto di ascolto reciproco. Donarsi il tempo: nulla è più prezioso! Non esistiamo né domani né ieri, ma ora, e donare quell’unico “adesso” che abbiamo è inestimabile.

E poi ci sono coloro che, pur avendo lasciato vuoto il posto a tavola, restano accanto a noi nel modo più sottile: nel ricordo di una risata, nello sguardo di uno sconosciuto. Presenze leggere, inconfondibili. Si manifestano tra le righe: in una fotografia, in un oggetto lasciato al suo posto, in una frase che ci torna alla mente, come un regalo dimenticato che ci stringe il cuore e fa male alla pancia. Certe assenze forse non sono così incolmabili; ciò che abbiamo vissuto esiste, anche se in altre forme, non meno tangibili.
Ripenso a Diego, anima luminosa: il limpido fragore della sua risata cristallina, la profondità di quello che era. Nessun epitaffio, nessun coccodrillo: certi legami non si spezzano, l’eco di un’amicizia sincera ci avvolge ancora, anche quando il tempo va avanti. Diego Zanesco era una guida alpina esperta, un uomo che aveva fatto delle Dolomiti la sua casa e la sua vita. Con il suo spirito avventuroso e la passione per l’arrampicata libera, ha guidato e ispirato molti, trasmettendo la bellezza e la sacralità della montagna a chiunque avesse il privilegio di camminare al suo fianco. Nessuno lo ha dimenticato. Il mio amico ha lasciato un vuoto profondo in noi, e il suo amore per le cime, il rispetto per la natura e la felicità della sua esistenza, anche scanzonata, continuano a vivere nelle storie raccontate da chi ha condiviso con lui un tratto di strada.
E questa consapevolezza aiuta: il senso di “insieme” va oltre la presenza fisica. Chi ha amato profondamente un luogo e le sue persone, in qualche modo vi resta per sempre. Questa continuità rassicura, nella speranza che chi abbiamo amato trovi il modo di comunicare con noi attraverso la terra che calpestiamo, il vento che ci sfiora, i gesti d’affetto che ci scambiamo.
E poi ci sono le chiamate che dobbiamo fare. Quelle che “domani avrò più tempo”, quelle che crediamo scontate. Attenzione: il tempo è un treno imprevedibile e non sempre ci concede di scegliere quando scendere. Quindi, facciamole ora. Ospitare non significa solo aprire una porta, ma anche tenere vivo un filo che ci lega agli altri. Il suono della voce di una persona cara, il calore di un “come stai?”, il tempo dedicato a chi conta davvero per noi: sono queste le cose che danno sostanza ai giorni, che danno significato al nostro essere qui, insieme.
A volte vorremmo poterli sentire ancora, i nostri cari. Avere un luogo, un oggetto, un mezzo attraverso cui lasciare parole al vento, sapendo che forse, in qualche modo, verranno ascoltate. Esiste, in Toscana, il “telefono del vento”, un apparecchio senza connessione, che permette a chi resta di continuare a parlare con chi è andato. Non importa se le parole non trovano risposta, l’importante è dirle, lasciarle fluire, lasciare che il vento le porti via. Sarebbe bello averne uno anche qui, tra le nostre montagne o nel grande prato della nostra La Posta a Bagno Vignoni.
Che bella l’ospitalità: non solo accogliere, ma anche ricordare, custodire, restituire. E mentre la primavera si fa strada tra le ultime note dell’inverno, con il suo carico di promesse e rinascite, ci lasciamo guidare da questa consapevolezza, abbracciando la bellezza di ciò che ancora ci unisce, anche al di là del tempo.
È primavera, si fa festa!
Michil Costa